Unione Europea e postdemocrazia. Perché non può funzionare

Nel giorno dell’annunciato accordo tra governo italiano e Commissione Europea riguardo alla prima manovra di bilancio dell’esecutivo targato M5S-Lega Nord, non può che balzare all’occhio, anche dell’osservatore più distratto, la retromarcia del governo italiano sull’ammontare di deficit pubblico che questi intende utilizzare per finanziare parte del proprio programma politico.
Tra il 2,04% dell’accordo e il 2,4%, inizialmente proposto, la differenza è nell’ordine dei miliardi di euro, non certo briciole. Nonostante i toni di sfida dei mesi precedenti, di fronte alla minaccia di una procedura di infrazione, per quanto concretamente molto remota (servirebbe l’unanimità degli Stati membri), il governo ha immediatamente adottato toni più concilianti rendendo la manovra in perfetta continuità con quelle dei precedenti governi e, di fatto, rinviando a provvedimenti distinti e successivi le misure “espansive” del reddito di cittadinanza e della quota 100 la quale, pare, sarà semplicemente una tantum e comporterà una pensione ridotta per chi deciderà di usufruirne. Insomma, gli effetti reali di questi due provvedimenti spacciati come rivoluzionari potrebbero essere davvero molto modesti.
Disattesi, quindi, gli annunci della campagna elettorale di “eliminare la riforma Fornero”, di “eliminare la povertà”, del “governo del popolo” e della “manovra del cambiamento”, se il M5S sembra aver accusato il colpo, la Lega Nord di Matteo Salvini mantiene per ora un certo favore nel suo elettorato grazie alla campagna elettorale permanente del ministro dell’Interno, culminata nell’annuncio di ieri: “elimineremo la mafia in pochi mesi”. Tutto ciò ha del grottesco.
Ma nonostante il teatro imbastito dai nostri governanti, nonostante la marea di annunci disattesi, le nazionalizzazioni mai avvenute, i riders abbandonati e sfruttati per una misera propaganda da due soldi, quel che più di tutto dovrebbe farci riflettere con preoccupazione è che al nostro governo è stato di fatto impedito di utilizzare liberamente uno degli strumenti di politica fiscale standard, qual è il deficit, per realizzare i propri obiettivi pur avendo la legittimazione del consenso della maggioranza degli elettori italiani.
Sembra che esista, quindi, una forza superiore persino alla volontà dei cittadini espressa attraverso il voto e questo sarebbe in palese contrasto con quanto la nostra Costituzione afferma all’art. 1: “la sovranità appartiene al popolo“.
Avendo ceduto ad istituzioni sovranazionali la sovranità fiscale e monetaria, certamente attraverso procedure legali per quanto i cittadini italiani non si siano mai espressi direttamente sui trattati europei, è venuta meno anche la democrazia sostanziale e la possibilità per i cittadini di determinare liberamente attraverso il voto le politiche del proprio governo.
Possiamo allora affermare che l’atteggiamento della Commissione Europea non è casuale ma è orientato da una serie di trattati che i governi italiani passati, di centrodestra e centrosinistra, hanno firmato e a cui si sono sottoposti. Li analizzeremo meglio e nel dettaglio in interventi futuri ma per il momento vi basti sapere che al contrario della nostra Costituzione, nonché della quasi totalità delle costituzioni al mondo, questi trattati indicano dei parametri fiscali molto rigidi da rispettare, di fatto annullando la libertà concessa dalle Costituzioni democratiche e restringendo da molte a molto poche le opzioni di spesa possibili per i governi.
Persino il fantomatico taglio delle tasse, da sempre promesso dai vari governi e invocato da buona parte degli elettori italiani è impossibile secondo trattati se non si trova una copertura certa al di fuori dell’utilizzo del debito pubblico, come un taglio di una spesa (beni o servizi pubblici, meno ricchezza circolante) o l’inserimento di un’altra tassa equivalente (bel risultato eh?).
L’obiettivo dei suddetti trattati era quello di far convergere le economie degli Stati membri, dell’eurozona in particolare, ma ormai a venticinque anni dall’introduzione del trattato di Maastricht le economie dei paesi europei non sono mai state così divergenti.
E’ evidente, quindi, che tali trattati abbiano fallito nella loro totalità, in particolare dallo scoppiare della crisi del 2008 che ha colto gli Stati dell’eurozona impreparati e sprovvisti degli strumenti di politica valutaria e fiscale per sostenere il rilancio dell’economia, perché di questi strumenti si erano privati.
Alla depressione dei mercati interni dei paesi periferici dell’eurozona, che perdura ormai da oltre dieci anni, si è aggiunta questa successiva e conseguente fase di continua frustrazione delle istanze promosse da governi appositamente scelti dai cittadini in difficoltà per dare una svolta a situazioni economiche insostenibili. Ricordiamo tutti il caso greco, con il governo Tsipras che determinato a non voler mettere in discussione l’adesione ai trattati europei è stato piegato e costretto alla resa da quelle stesse istituzioni a cui aveva promesso fedeltà. Questo perché le istituzioni europee continuano ad operare secondo quei trattati e facendo previsioni secondo modelli economici che hanno dimostrato palesemente il proprio fallimento e che tuttavia non è possibile riformare, per regola, se non con l’unanimità degli Stati membri.

Ma capite che se alcuni Stati da questa situazione ne stanno traendo beneficio, avendo inondato di crediti (poi richiesti con enormi interessi), capitali (per acquistare asset produttivi) e merci (nuovi sbocchi per la propria produzione) i paesi più deboli accorpati nello stesso mercato, questa unanimità è una condizione molto difficile, se non impossibile, da raggiungere.
Una volta i paesi imperialisti utilizzavano i cannoni per abbattere o piegare governi che provavano a sviluppare una produzione locale e potenzialmente concorrente a quella dei paesi dominanti. Oggi si utilizzano le vie legali, monetarie e finanziarie (ad es. la pressione dello spread) che funzionano molto bene se lo Stato non è in grado di finanziarsi da solo perché si è privato degli strumenti necessari.

Qualcuno riesce a pensare ad un finale positivo a questa storia? Io sinceramente no e come cittadini faremmo bene a prenderne coscienza il prima possibile.

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