L’assurdo dibattito sulla “patrimoniale”: perché sì, perché no

E’ di questi giorni la proposta a firma Fratoianni (SI) e Orfini (PD) di un emendamento che introdurrebbe una cosiddetta “tassa patrimoniale” sui patrimoni a partire da 500 mila €.

Pur essendo mal posta, nel tipico stile della sinistra quando si parla di tasse, si tratta di una proposta tutto sommato positiva che va a redistribuire un pochino il peso della tassazione sul patrimonio immobiliare e a tassare le redite finanziarie.
In estrema sintesi, andrebbe ad azzerare la tassa sul patrimonio immobiliare sotto i 500 mila € (IMU sulle seconde case) compensata da una tassa al 2% sui patrimoni sopra i 50 milioni di €, dell’1% tra i 5 e 50 milioni di € sia sui patrimoni immobiliari che finanziari, dello 0,5% sull’intero patrimonio fra 1 e 5 milioni di €, e dello 0,2% sull’intero patrimonio tra i 500 mila e 1 milione di €.

Tutto qui, niente di più nel bene e nel male. Non sarà infatti sufficiente a finanziare alcun tipo di investimento, come millantato dai promotori, in sanità o per la svolta verde dell’economia. Anzi, la tassabilità dei patrimoni finanziari è alquanto dubbia dato che ci troviamo in un mercato unico dove vige la regola della libera circolazione dei capitali ed è molto facile che i liquidi e gli asset non immobiliari vengano “spostati” in uno dei tanti “paradisi fiscali” legalizzati presenti nell’eurozona.

Si tratta quindi di una leggera redistribuzione del carico fiscale sul patrimonio immobiliare che andrebbe ad agevolare la classe media, non a colpirla come strillano i quotidiani di destra.

Il problema è che però la questione viene posta secondo la logica della compensazione. Cioè passa l’idea che per eliminare una tassa serva per forza metterne un’altra. L’emendamento è stato difatti bocciato, in prima battuta, perché le coperture date dalla tassazione del patrimonio finanziario, che dovrebbe coprire il taglio delle altre tasse, non sono sicure. Questo concetto è ridicolo per qualsiasi paese normale dotato di sovranità monetaria, l’abbiamo già visto qui. E’ però purtroppo vero per noi che siamo senza sovranità monetaria e abbiamo il pareggio di bilancio in Costituzione, alla faccia di chi diceva che si trattava solo di una modifica formale e senza effetti pratici (datata 2012, governo Monti).

Fare quindi della patrimoniale la battaglia di bandiera è forse il massimo che può concedersi una “sinistra di governo” che non voglia disturbare lo status quo. Bisogna però rendersi conto che ci sono delle gravissime lacune di fondo del nostro paese che meriterebbero, quelle sì, di fare le barricate: la riconquista della sovranità monetaria e l’abolizione del pareggio di bilancio in Costituzione, che come abbiamo visto sono preliminari sia ad una vera riforma fiscale (senza che serva rimettere un’altra tassa ogni volta che se ne toglie una) che poi a sbloccare quei massicci investimenti necessari in sanità, occupazione e riconversione verde dell’economia. Parliamo di passaggi in grado di mobilitare il corrispettivo di centinaia di miliardi di euro, non di mettere un pannicello fresco sulla fronte di una classe media in fase di estinzione.

Solo in un paese al di fuori dei trattati europei è poi pensabile fare una vera riforma fiscale in senso progressivo, ad esempio a partire dagli scaglioni IRPEF, in modo tale che possa esercitarsi quel controllo sui movimenti dei capitali a contrasto dell’elusione fiscale. Nel contesto attuale di investimenti bloccati e mercato interno depresso siamo costretti, difatti, a mendicare investimenti diretti esteri (che non arrivano mai gratis ma a spese del nostro sistema produttivo) a suon di sconti fiscali verso i più ricchi.

Quindi ritornando al noioso dibattito sull'”emendamento patrimoniale”, ecco perché sì:

  • redistribuisce leggermente il carico fiscale immobiliare sui più ricchi a favore della classe media;
  • è bello vedere i liberali di destra e di sinistra che strillano per un misero balzello fiscale sui ricchi;

ed ecco perché no:

  • il patrimonio finanziario è difficilmente tassabile nel mercato unico, risultando in un buco nell’acqua;
  • è corrispondente alla logica europeista che ci costringe a mettere una tassa per toglierne un’altra;
  • focalizza il dibattito su una proposta cosmetica, facendo passare in secondo piano battaglie strutturali molto più importanti. Oltre a quelle citate è in discussione in questi giorni la riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità, un’istituzione di diritto privato lussembrughese che se attivata da qualcuno degli Stati membri comporterà l’erogazione di risorse a fronte di ricatti e pesanti limitazioni alla democrazia del paese. Per chi se lo fosse dimenticato ecco un riassunto di quel che è successo alla Grecia:

2 pensieri riguardo “L’assurdo dibattito sulla “patrimoniale”: perché sì, perché no

  1. Anche l’idea di stampare soldi a carrettate non può funzionare. I furboni col conto all’estero ci metteranno un momento a liquidare le lirette e dopo una bella svalutazione diventare, op là, più ricchi di prima. Sic.

    Per riprendere il controllo abbiamo bisogno di una frontiera. Non contro i barconi: contro gli evasori fiscali. Senza frontiera non abbiamo alcuna sovranità.

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