6° summit dei paesi del Sud Europa: assente la critica all’austerità

Si è concluso ieri il sesto summit dei paesi del Sud dell’Unione Europea: Cipro, Malta, Grecia, Spagna, Portogallo, Francia e Italia. L’iniziativa, originata dal governo greco di Alexis Tsipras, avrebbe come scopo quello di coordinare le azioni e rafforzare gli interessi dei paesi dell’area mediterranea all’interno dei consessi dell’Unione Europea.
Si trattava, ieri, di un appuntamento molto importante, preparatorio rispetto alle riunioni a livello europeo che dovranno decidere le nomine degli organismi comunitari per il prossimo quinquennio.

Negli interventi conclusivi è emersa una positiva linea comune per quanto riguarda l’emergenza climatica, ma c’è stata una tematica che, diciamo così, è spiccata per la sua assenza e che avrebbe dovuto, invece, essere centrale in questa fase di sofferenza per le economie della periferia dell’eurozona: la critica all’austerità che caratterizza le politiche dell’Unione.

Sintetizzando in breve i temi trattati dai paesi principali:

FRANCIA (Macron, liberali): sostegno a Cipro per l’interferenza della Turchia che impedisce lo sfruttamento dei giacimenti presenti nelle acque territoriali cipriote; breve passaggio sulla Libia e proposta di rafforzamento dei confini meridionali; conferma delle attuali linee di sviluppo dell’UE con breve accenno sull’auspicio di un rafforzamento della sua componente sociale.

GRECIA (Tsipras, sinistra radicale): sostegno a Cipro; fondamentale stabilizzare l’eurozona con il rafforzamento dell’unione bancaria e la creazione di un bilancio sociale da impiegare per un fondo per la disoccupazione e il salario minimo europeo; il futuro dei Balcani è in Europa ma servono riforme; i paesi del sud hanno un interesse comune a difendere e rafforzare l’Unione; fondamentale affrontare l’emergenza climatica.

PORTOGALLO (Costa, socialdemocratici): sostegno a Cipro; centrale dev’essere la questione del cambiamento climatico e gli investimenti in innovazione e nel digitale per rafforzare l’economia; c’è bisogno di un’Unione che sia anche sociale; l’UE deve garantire la sicurezza dei propri cittadini contro il terrorismo; l’UE deve garantire ed esportare nel mondo i suoi elevati standard sociali; c’è bisogno di completare il progetto incompleto della moneta unica tramite l’unione bancaria e un meccanismo di garanzia sui depositi.

ITALIA (Conte, populisti di destra): sostegno a Cipro; importante affrontare il cambiamento climatico in sinergia con le politiche industriali e bisogna rafforzare l’impegno comune sul tema; è necessaria un’Europa sociale con un bilancio sociale; vanno conivisi i rischi e serve una governance economica rivolta alla crescita, servono investimenti pubblici e NON BASTA UNA STABILITA’ NEL SEGNO DELL’AUSTERITA’; servono investimenti nelle nuove tecnologie; se non si danno risposte ai problemi dei cittadini europei aumenterà la disaffezione verso la nostra casa comune; preoccupa l’instabilità della Libia, serve un cessate il fuoco; dispiace per gli impegni disattesi da parte degli altri paesi sul fronte immigrazione.

SPAGNA (Sanchez, socialdemocratici): positivo segnale di partecipazione alle elezioni europee con sostegno alle famiglie politiche europee che vogliono un’Europa migliore; l’agenda comune europea attualmente in fase di sviluppo è essenziale; centrale la questione climatica e la transizione verso un modello di sviluppo più sostenibile; importante avviare una rivoluzione tecnologica; serve un’Unione che sia sociale fissando un salario minimo europeo e creando un budget per le politiche sociali; bisogna guardare all’Africa come ad un continente ricco di opportunità di sviluppo e non solo come un problema per la gestione dei flussi migratori.

Schematizzando, il tratto dominante in ogni intervento rimane l’europeismo unionista. Un progetto da portare avanti secondo le linee di sviluppo attuali, giusto con qualche palliativo redistributivo come il bilancio sociale e il salario minimo europeo, se mai passeranno.
Sparita totalmente dall’agenda un’inversione di rotta delle politiche economiche di fondo, con l’unico intervento in merito da parte del nostro Presidente del Consiglio. Su questo punto non si registra quell’unità che emerge su altri temi e che sarebbe invece auspicabile.

Le deboli proposte sull’Europa sociale nonché l’incapacità di ragionare in maniera coordinata oltre le linee di sviluppo già tracciate, non può che rafforzare la tesi secondo la quale è necessario che un singolo governo prenda l’iniziativa per un distacco progressivo ed unilaterale dai trattati vigenti e dall’eurozona, senza dipendere da decisioni altrui, che possa fungere da apripista e potenzialmente ispirare gli altri popoli e governi della periferia dell’eurozona, ed in particolare dell’area euro-mediterranea.

Link alle conclusioni del summit: Southern EU Countries Summit

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