La Grecia al voto disillusa e rassegnata

Ormai ci siamo, mancano poche ore al voto per le elezioni europee e per il rinnovo delle amministrazioni locali in Grecia. Passeggiando per Salonicco, si attraversa piazza Aristotele costellata di banchetti elettorali, con i volontari a presidiarli stancamente, quasi con la consapevolezza che ormai i giochi siano fatti.
Un test importante per governo e opposizioni, dato che si rinnoveranno anche le amministrazioni di Atene e Salonicco (le due principali città), che probabilmente sarà anticipatorio dei risultati delle elezioni politiche che si terranno a fine anno. Sarà quindi importante per definire i rapporti di forza tra i vari partiti e per capire quale possibile governo si potrà formare nel prossimo futuro.

Gli attuali sondaggi configurano una situazione di sostanziale bipolarismo, con Nea Demokratia (centrodestra) che nonostante gli scandali di natura fiscale che hanno coinvolto la moglie del candidato primo ministro, Kyriakos Mitsotakis, continua a condurre su Syriza, il partito del primo ministro Alexis Tsipras, con un margine di vantaggio che varia dai 4 ai 9 punti percentuali. Nea Demokratia è però ancora lontana dalla soglia del 40% necessaria ad ottenere il premio di maggioranza che le permetterebbe di governare da sola.
L’incognita sul futuro governo rimane quindi alta, con i socialdemocratici del Pasok (riorganizzatisi come Movimento per il Cambiamento, federando alcune forze liberali minori) che potrebbero ricoprire il ruolo di ago della bilancia dato che sono quotati come terzo partito, pur con ampissimo distacco dai primi due. Molto dipenderà da chi altro supererà la soglia di sbarramento.
In quarta posizione è data Alba Dorata, fortunatamente ridimensionata, che ha perso voti verso Nea Demokratia. Dopo la sorprendente scarcerazione dei suoi leader è praticamente scomparsa dalle strade.
Quinto è dato il KKE, il partito comunista greco, da sempre radicato nei sindacati e presente alle vertenze. E’ dato costante al 5-7%, ma, come sempre, adottando un approccio marxista-leninista è refrattario alle alleanze.
Dopo di che si scende sotto la soglia di sbarramento al 3%, dove troviamo una serie di movimenti vecchi e nuovi come Il Fiume e l’Unione di centro (liberali), Unità Popolare (fuoriusciti da Syriza, sinistra radicale euroscettica), Diem25 (movimento di Varoufakis, sinistra europeista ma che in Grecia fa la radicale), Soluzione Greca (formato dagli ex alleati di destra di Syriza più altri, che però ha perso voti verso Nea Demokratia), Navigare Liberi (movimento populista euroscettico), ecc.

 

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L’atmosfera che si respira è molto diversa dal fermento sociale del 2015. Allora i cortei e le manifestazioni erano all’ordine del giorno, le piazze erano piene di giovani che chiedevano a gran voce di respingere l’austerità perché non fosse rubato loro il futuro.
Oggi la Grecia è un paese disilluso e rassegnato, la resistenza è stata schiacciata e la lotta si è trasformata in silenziosa resilienza. I giovani o emigrano o cercano di ritagliarsi una nicchia in un mercato interno reso asfittico dall’austerità che, nonostante le promesse pre-elettorali del governo, non se n’è andata. Anzi, fino al 2060 la Grecia dovrà osservare pesanti avanzi di bilancio, cioè miliardi che rimarranno inutilizzati anziché poter essere impiegati per risolvere i problemi del paese.
Tuttavia il consenso di Syriza resiste, in parte perché diventando partito di governo ha inserito i suoi uomini nelle posizioni chiave e ha raccolto il sistema di clientele lasciato scoperto dal Pasok decaduto. La giovanile del partito si è sciolta per poi essere ricostruita ad arte, si sono arruolati politici di lungo corso (anche di destra), si sono mantenuti intatti i privilegi di esercito, Chiesa ed armatori (le riforme, che non siano quelle economiche indicate dai memorandum, sono praticamente tutte naufragate).
In assenza di alternative consistenti, Syriza ottiene anche il “voto utile” di coloro che non vogliono il ritorno al potere di Nea Demokratia, il cui programma è incentrato su privatizzazioni ed esenzioni fiscali alle imprese. La solita ricetta trita e ritrita che mischia austerità e privilegi per chi la ricchezza già la possiede.
Il partito di Tsipras negli ultimi mesi di campagna elettorale ha approvato, inoltre, alcune misure sociali come un abbassamento dell’IVA sui prodotti alimentari (IVA che però era salita per l’effetto del memorandum), un aumento delle pensioni e l’aumento del salario minimo.
Si va a recuperare in parte quanto perso in precedenza ed è chiaro che l’indirizzo delle politiche economiche di Syriza è diverso da quello di Nea Demokratia, però il saldo è ancora negativo e pertanto al momento non sembrano sufficienti a colmare un distacco ancora importante tra le due forze politiche. Gli effetti persistenti del memorandum pesano come macigni e ancora bruciano le speranze deluse dal cedimento dopo il referendum del 2015.

Rifiutando di prendere in considerazione l’opzione dell’uscita, quanto meno dall’eurozona, le opzioni del governo si sono ristrette forzandolo a fare marcia indietro sugli annunci e a scendere a compromessi nel tentativo di contrattare qualche decimale di libertà di spesa in più (cosa che poteva fare già in precedenza senza illudere nessuno). E’ difficile che le persone possano darti la spinta necessaria a vincere se dall’austerità non si è usciti come promesso, anche se si tenta in vari modi di mitigarla.

 

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