Votare alle europee? E’ (quasi) inutile

Siamo ormai in piena campagna elettorale per le europee. Tutte le liste, diciotto, sono in campo e hanno presentato i propri simboli e candidati. Sui social e sui media è frequente incappare in pubblicità che invitano i cittadini al voto perché “è importante far sentire la propria voce” e quasi tutti i partiti chiedono il voto “per cambiare l’Europa”. Ormai è altreuropeista persino Forza Italia, partito appartenente ai Popolari Europei, il gruppo più potente (di cui fa parte anche il partito della Merkel) e che ha plasmato l’orribile Unione Europea come la conosciamo assieme ai partiti socialdemocratici del Partito Socialista Europeo.

Insomma siamo di fronte all’ennesimo teatro dell’assurdo.

Anche i sindacati, di fronte ad una realtà che dimostra l’esatto opposto (chiedere ai greci o andarsi a leggere la lettera della BCE al governo Berlusconi nel 2011), invitano al voto perché più Europa (sempre appositamente confusa con l’Unione Europea) significherebbe più diritti, lavoro e solidarietà (grazie a Thomas Fazi per l’immagine ritoccata).
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, afferma che “per l’Italia non vi è futuro al di fuori dell’Unione Europea” ma gli assoluti, come sappiamo, sono quasi sempre errati dato che anche in questo caso molti sono gli esempi di paesi virtuosi che non appartengono ad alcuna unione monetaria o mercato unico (che sono un’eccezione, i casi sono due: l’Unione Europea e l’Unione economica degli Stati dell’Africa Occidentale). Al di fuori di essi non vi è infatti l’anarchia ma un insieme di regole commerciali più lasche e valide per tutti gli appartenenti all’Organizzazione Mondiale del Commercio e sulle quali ciascuno Stato può ulteriormente costruire attraverso accordi bilaterali con i propri partners commerciali.

Tralasciando ora questo aspetto, che potete eventualmente approfondire qui, vi è un comun denominatore di fondo dietro tutti questi appelli, ovvero quello di legittimare l’Unione Europea attraverso un’ampia partecipazione popolare al voto. In tal modo potrebbero tentare di dimostrare che sì, gli italiani ci credono e apprezzano l’attuale processo di integrazione, anche se i sondaggi ci mostrano l’esatto opposto, ovvero che sono sempre di più gli italiani scettici verso l’UE. A mio parere, in questa fase, assecondare questa impostazione partecipando al voto nell’illusione che possa determinare un cambiamento reale è un errore.

Abbiamo già visto in un precedente articolo come il Parlamento Europeo non sia un vero Parlamento, non ha una vera e propria funzione legislativa e pertanto costituisce una sorta di tribuna potenziata dove i nostri eletti possono discutere di varie tematiche e, certo, fare delle proposte che però poi sta alla Commissione Europea (nominata attraverso una trattativa tra i governi degli Stati membri) trasformare in normativa vincolante (per una disamina completa dei poteri del Parlamento Europeo cliccare qui). Insomma, andando al sodo, il reale potere resta in capo agli Stati, che si affrontano nelle segrete stanze per poi stabilire una determinata normativa in base ai rapporti di forza tra gli stessi.
E’ evidente come il recente accordo franco-tedesco di Aquisgrana ci ponga in una posizione di ancora maggiore inferiorità e, pertanto, più che continuare ad invitare i cittadini a votare per un organismo quasi inutile come il Parlamento Europeo ci si dovrebbe chiedere se queste istituzioni sovranazionali siano ancora funzionali agli interessi della maggioranza del popolo italiano (e non solo a quelli dei grandi imprenditori che possono avvantaggiarsi delle discrepanze di tassazione e di diritti del lavoro all’interno del mercato unico) e come l’Italia possa sottrarsi a questa competizione al ribasso sui diritti e a questo imperialismo franco-tedesco per sviluppare una propria politica su presupposti totalmente diversi.

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Votare per il Parlamento Europeo non è quindi una soluzione.

Alcuni potranno rispondere che, in fondo, è meglio eleggere qualcuno che almeno faccia sentire la propria voce e che protesti contro questa deriva anti-democratica che hanno preso le istituzioni europee. Eleggere dei rappresentanti, inoltre, permette al proprio partito di accedere a finanziamenti e di ottenere spazio sui media.
Ecco questi sono gli unici elementi concreti a favore della partecipazione al voto delle elezioni europee e qui ciascuno deve valutare secondo coscienza se esiste una forza politica che sente di voler rafforzare.

Personalmente mi trovo in grave difficoltà perché è la prima volta in 13 anni che non trovo una forza politica che mi rappresenti e che possa sostenere la lotta di liberazione che il nostro paese ha urgenza di intraprendere. Guardando lo spettro delle liste in campo, le quali coprono la totalità dei gruppi parlamentari presenti al Parlamento Europeo, purtroppo le posizioni politiche sono quasi tutte omologate all’interno del recinto dell’europeismo (i trattati non si cambiano) o dell’altreuropeismo (i trattati non vanno rigettati unilateralmente ma cambiati attraverso l’allineamento astrale di due-tre governi di Stati membri forti, il che è alquanto improbabile soprattutto alla luce del trattato di cui sopra). Nemmeno nella lista che fa riferimento al GUE-NGL, il gruppo della sinistra radicale e dei verdi nordici, sono presenti posizioni che propongano un piano di azione unilaterale (quindi da parte di UN governo) per uscire dalla trappola dei trattati europei dell’austerità e, forse, in tal caso gettare le basi per una reale destrutturazione e ricostruzione del progetto di cooperazione europea.
Per dovere di cronaca l’unica posizione politica di rottura presente sulla scheda è quella del Partito Comunista, che però faccio davvero fatica a sostenere trattandosi di un partito che ha come modello il socialismo reale di matrice sovietica (il quale aveva moltissimi pregi ma anche diversi difetti importanti e a mio parere incompatibili con la filosofia di un “cittadino europeo”).

In conclusione, pare che per la prima volta me ne starò convintamente a casa, nemmeno il voto nullo o la scheda bianca sono sufficienti per non legittimare questa farsa.

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