La grottesca ostentazione dell’europeismo liberale

Quest’oggi, seguendo l’invito dell’ex Presidente del Consiglio, Romano Prodi, alcuni esponenti politici ed alcune organizzazioni hanno esposto con orgoglio la bandiera europea sui social network e dalle finestre dei propri uffici.

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Nonostante sia rimasta una dimostrazione assolutamente di nicchia, d’élite, il quotidiano la Repubblica, house organ del pensiero liberal italiano, si è affrettato a definire l’iniziativa “un successo”.
Eppure i dati ci raccontano una realtà del tutto diversa.
A sventolare bandiere europee è rimasto in Italia circa il 30% dell’elettorato (dal quale vanno esclusi gli astensionisti), corrispondente a PD, +Europa, LeU e Forza Italia.
Una percentuale sempre più ridotta, perché sempre più cittadini si rendono conto del danno che subiscono sulla propria pelle a causa dei vincoli di bilancio che il Paese è costretto a rispettare avendo aderito ai trattati economici europei. E quando l’europeismo unisce chi parla di “stock di poveri” o chi con la borsa di Louis Vuitton al braccio dice che con “80 euro ci si può fare la spesa due settimane” e un sindacato come la CGIL, significa che uno dei due ha preso un abbaglio colossale. In un paese dove gli stipendi sono bloccati da vent’anni e la precarietà è dilagante, credo che non siano i primi a vederci male.

Eppure ad un consenso sempre più ridotto verso questa istituzione (l’Unione Europea, che non è l’Europa) corrisponde un’ostentazione d’europeismo ancora maggiore da parte di quella minoranza, il che pare essere un tratto grottesco ed inspiegabile tutto italiano. In nessun altro paese, men che meno quelli nordici che hanno beneficiato del mercato unico e della svalutazione monetaria indiretta operata dall’euro, l’europeismo è un tema che viene posto con così tanta insistenza.
Non è nemmeno una caratteristica mediterranea perché ad esempio in Grecia, dove vivo, di bandiere europee nonché di un europeismo così ostentato non c’è nemmeno l’ombra, sebbene i greci nonostante disprezzino la Troika e l’Unione Europea non vogliano uscirne per paura di ritrovarsi esposti all’aggressività della vicina Turchia.
Nell’ufficio pubblico vicino a dove abito la bandiera europea è durata qualche giorno, poi è sparita e ora sventola unicamente quella greca senza che nessuno, nemmeno nelle istituzioni locali, sollevi qualche obiezione.
Anche in Francia trovare qualche altra bandiera che non sia il tricolore è un’impresa. Forse il solo Macron ha ostentato un europeismo di facciata paragonabile a quello dei nostri e le cose non gli stanno andando proprio benissimo..

Insomma, sembra essere un tratto caratteristico del pensiero liberal più estremista. D’altronde è quella l’ideologia condensata nei trattati economici europei. Un’ideologia che vuole lo Stato bloccato, le tasse elevate per tutti tranne che per le grandi imprese ricoperte di incentivi a pioggia ed esenzioni o sconti fiscali, il mercato interno depresso per fornire manodopera più precaria possibile e a basso costo.
Purtroppo è un’ideologia che in Italia ha goduto di un consenso praticamente incontrastato per oltre trent’anni, martellando continuamente a reti e forze unificate. Avendo perso in un colpo solo, nell’arco di pochi anni, sia il proprio partito comunista, sia il proprio partito socialista e sia un riferimento politico del pensiero cattolico sociale, in Italia l’egemonia culturale è stata esercitata unicamente dal pensiero liberale, suddivisosi in vari partiti e partitelli che si sono contesi il potere distinguendosi solo in apparenza per poi fare politiche quasi identiche una volta giunti al governo.

A sinistra è sicuramente pesante l’eredità dell’eurocomunismo berlingueriano, un errore di valutazione che possiamo definire madornale a posteriori, che negli anni successivi alla morte di Berlinguer è andato però ben oltre le intenzioni del suo ideatore saldandosi e degenerando nell’europeismo liberista odierno. D’altronde Berlinguer lo disse chiaramente e già molto prima che il PCI diventasse un partito socialdemocratico (PDS-DS) e liberale (PD): “Io ho capito molto bene che c’è qui una parte di voi che vuole trasformare il Pci in un partito socialdemocratico. Sappiate che io a questa cosa non ci sto e che io non sarò mai il segretario di un tale partito. Se voi volete fare una cosa del genere lo farete senza di me e contro di me”.

La sinistra radicale non se l’è passata molto meglio. Pur avendo rappresentato per lungo tempo l’unica voce dissonante del coro, con Rifondazione Comunista che per anni ha votato No alle cessioni di sovranità effettuate nel percorso di integrazione europea attuale, ha poi pagato a caro prezzo la partecipazione al secondo governo Prodi e l’incapacità di discostarsi dall’illusione di un “altreuropeismo” da ottenersi riformando le deviate istituzioni attuali, che tuttavia non sarebbero deviate se fossero riformabili.
Tutt’oggi rimangono intrappolati in questo cul de sac, che non convince gli elettori e che ne sta prosciugando il consenso ormai quasi del tutto esauritosi.

Il governo gialloverde rappresenta certamente un primo sgretolamento del consenso totalitario del pensiero liberale, ma molto limitato e contraddittorio perché la Lega Nord, dopo aver attratto il voto di tanti euroscettici dal Nord al Sud Italia, ha rinnegato quasi del tutto quelle posizioni per finire ad essere il cane da guardia dell’integrità del sistema attuale. Il M5S che qualche discontinuità sta provando a darla (decreto dignità, reddito di cittadinanza, blocco al riconoscimento del golpista Guaidò in Venezuela, accordo con la Cina sulla Nuova Via della Seta, dossier nazionalizzazioni) viene attaccato a destra e a manca nonché dalla mediocrità di molti suoi stessi esponenti di punta.

E’ necessario quindi che nascano e si consolidino organizzazioni che da diverse posizioni possano contribuire a sgretolare questo nefasto finto bipolarismo e che si oppongano al sistema di potere ed istituzionale vigente, condensato anche in simboli come quello della bandiera dell’Unione Europea. Alcune di queste organizzazioni, le più rappresentative, sono evidenziate in questo blog e spero che alcune di esse riescano finalmente a convergere in un soggetto che possa dare la svolta al grave quadro politico in cui ci troviamo, raccogliendosi attorno all’appello per una sovranità costituzionale che è stato presentato lo scorso 9 marzo a Roma.

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